Grotta Sant'Angelo


La dea Maia, la grande madre propiziatrice di raccolti abbondanti e protettrice del risveglio della primavera, era venerata dalle popolazioni italiche che abitavano le terre della Majella madre. Con la dominazione romana a questo culto si sovrappose quello della dea Bona, un culto che veniva svolto strettamente in privato dalle donne escludendo qualunque figura maschile, compresi gli animali.

Per i Carecini, una tribù sannitica che abitavano le pendici della Majella orientale, il santuario della dea era situato nella grotta oggi chiamata Grotta Sant'Angelo nel territorio del comune di Palombaro in provincia di Chieti.

Palombaro, panorama
Palombaro, panorama
Vasche per la raccolta dell'acqua
Vasche per la raccolta dell'acqua

Qui le donne si recavano per aspergersi le mammelle con l'acqua dello stillicidio dalla roccia raccolta nelle diverse vasche presenti nella grotta, questo rito avrebbe propiziato l'abbondanza di latte.

Con l'avvento del Cristianesimo a questo culto pagano si sovrappose quello di Agata santa della fertilità e della abbondanza.

A conferma di questa devozione resta il toponimo di Colle di Agata rimasto alla località nei pressi della grotta. Si racconta che per la difficoltà della popolazione nel pronunciare il nome della martire subentrò il culto per S. Michele Arcangelo ma, più verosimilmente, questa nuova venerazione venne introdotta dai Longobardi o forse portata dai pastori transumanti che veneravano lo stesso santo in Puglia.

Grotta Sant'Angelo, abside della chiesa
Grotta Sant'Angelo, abside

La grotta è una delle tante che si aprono sulla spettacolare Valle di Palombara, l'enorme riparo conserva ancora le numerose vasche scavate nella roccia che raccoglievano lo stillicidio d'acqua dalle pareti e che erano utilizzate per i riti che si sono succeduti nei secoli.

Addossati alla parete di fondo, tratti di mura e una piccola abside sono quello che resta di una piccola chiesa alto-medioevale.

Archetti pensili e cornici a tortiglione decorano le mura e la finestrella a strombo che si apre sull'abside. La costruzione dell'eremo potrebbe risalire al secolo XI, ma nella tradizione popolare non si parla di santi o eremiti che siano vissuti nella grotta.

Unica notizia storica è riportata in una bolla di Onorio III del 1221 dove si conferma la proprietà della chiesa al monastero di S. Martino in Valle nei pressi della vicina Fara San Martino.

La Grotta Sant'Angelo si raggiunge da una delle frazioni di Palombaro, il percorso è ben segnalato con cartelli stradali. La stretta stradina giunge fino ai piedi della parete dove sorge la grotta, una breve ma erta gradinata di tronchi e pietre ci porta al grande androne.

Grotta Sant'Angelo
Grotta Sant'Angelo

La fatica è ben compensata dall'emozione che questo luogo magico offre e dal panorama, che attraverso colline degradanti, si estende fino al vicino Adriatico. Meraviglioso sicuramente sarebbe trovarsi qui all'alba quando il primo sole illumina la grotta e allora, forse, si riesce a rivivere i culti magici che hanno animato questo posto fiabesco.

Grotta Sant'Angelo, sullo sfondo l'Adriatico
Grotta Sant'Angelo, sullo sfondo il mare Adriatico

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