Navelli

Navelli, panorama
Navelli, panorama

Il borgo di Navelli, come un mantello di case, si adagia sul versante del Monte S. Nicola che incombe sulla piana omonima attraversata dall'antico “Tratturo Magno”. Innumerevoli greggi sono transitati su questo altopiano durante l'antico rituale della transumanza: migliaia di pecore venivano portate a svernare nei pascoli della costa adriatica, lasciandosi alle spalle il gelo di Campo Imperatore.

Borgo di Navelli sullo sfondo il Gran Sasso
Navelli e il Gran Sasso

Negli ultimi secoli del primo Millennio, scomparso l'impero romano, l'Italia cadde nell'instabilità provocata dalle mire di potere di feudatari e vescovi diventando facile preda delle scorrerie e saccheggi di popoli provenienti da oltralpe. Le popolazioni, dedite esclusivamente all'agricoltura, furono costrette ad armarsi e a fortificare i villaggi, dando inizio al fenomeno dell'incastellamento. Navelli, di antica origine vestina, sorse con l'accordo delle comunità presenti nel territorio che decisero di riunirsi all'interno di una unica “Villa” che garantisse una certa difendibilità.

Intriganti sono le storie, forse leggende, che raccontano di navi crociate, laghi e spiagge: una nave fa parte dello stemma comunale e si trova inciso su pietra in diversi punti del paese.

La Piana di Navelli, L'Aquila
La Piana di Navelli

Certamente non è leggenda la coltivazione del bulbo che ha reso Navelli famoso in tutto il mondo: il crocus da zafferano. I primi bulbi portati, si racconta, da un monaco benedettino nel XIV secolo hanno dato origine alla fortunata produzione di questa preziosa spezia costosa come l'oro e che, dicono, qui ha trovato clima e terreno giusti per farne il miglior zafferano che esiste.

Ho percorso la Statale 17 forse centinaia di volte e ogni volta ho ammirato questa cascata di case bella in ogni stagione, così bella da sentire appagata la mia curiosità di fotografo solo vedendola da fuori. Poi, un giorno, ho deciso di entrare ed è stato amore a prima vista: un centro storico medioevale ben conservato con orgoglio, credo, dai pochi abitanti che lo popolano.

Navelli, porta San Pelino L'Aquila
Navelli, porta San Pelino

Molto intrigante è percorrere a caso le gradinate lasciandosi condurre dall'istinto nello scoprire vicoli che si dipartono lateralmente seguendo le “curve di livello” e farsi sorprendere da particolari architettonici sopravvissuti a devastanti terremoti nel corso dei secoli.

La sommità del paese è caratterizzata dall'imponente Palazzo Baronale Santucci sorto sulle rovine del castello arcaico, poco più in basso ci si imbatte nella chiesa di San Sebastiano posta a cavallo di costruzioni più antiche. L'ingresso (un portone finemente intagliato preceduto da una improbabile inferriata) si raggiunge tramite due ripide scalinate con una loggia alla sommità, da qui lo sguardo cade sui tetti sottostanti per poi perdersi lontano fino a raggiungere la catena della Majella.

La fitta rete di vicoli è spesso interrotta da porte medioevali affiancate da case-mura che lasciano indovinare antiche cinte fortificate poi incorporate nel progressivo espandersi del borgo.

Tutto sembra sospeso nel tempo a raccontare storie di contadini e pastori, a volte guerrieri loro malgrado, scritta con i conci marnosi di calcare giallognolo con cui è stato costruito questo mirabile paese.

 

 

 

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